Se oggi la sosta in autostrada per un caffè, un Camogli o un pacchetto di Pavesini è un rito sacro e automatico per ogni automobilista, lo dobbiamo alla visione di un solo uomo. Un industriale piemontese che, nell'Italia ferita del secondo dopoguerra, ha saputo guardare oltre le macerie e immaginare il futuro. Quell'uomo era Mario Pavesi, e la sua è la storia di come un piccolo spaccio di biscotti ha cambiato per sempre il nostro modo di viaggiare.

1947: Tutto inizia con un biscotto a Novara

Siamo nel 1947. L'Italia è un Paese che ha voglia di ripartire, le prime Fiat Topolino e i primi prototipi di Vespa iniziano a popolare le strade, ma l'autostrada Torino-Milano è ancora una via deserta e priva di servizi.

Mario Pavesi, originario di Cilavegna e fondatore dell'omonimo biscottificio a Novara, intuisce che il futuro del commercio si muoverà su ruote. Decide così di aprire un piccolo chalet, poco più di un bar con un pergolato, proprio al casello di Novara della Torino-Milano. L'obiettivo iniziale è semplice: vendere i suoi biscotti (i celebri Pavesini) e offrire un caffè di conforto ai pochissimi automobilisti di passaggio.

Quella piccola struttura in legno, apparentemente insignificante, è in realtà il primo nucleo dell'Autogrill italiano.

La guerra dei tre marchi e il miracolo economico

Con l'arrivo degli anni '50 e l'inizio dei lavori per l'Autostrada del Sole (la A1), il turismo di massa esplode. L'automobile non è più un lusso per pochi, ma il simbolo della libertà della classe media.

Il mercato delle aree di sosta diventa un terreno di scontro commerciale accesissimo tra tre giganti dell'industria dolciaria italiana: Pavesi, Motta e Alemagna.

È una competizione spietata a colpi di marketing e, soprattutto, di architettura. Per attirare le famiglie in viaggio verso le vacanze estive, non basta più un semplice bar: servono strutture avveniristiche, capaci di colpire l'immaginario visivo dei viaggiatori da chilometri di distanza.

I "ponti" nel cielo e la leggenda di Fiorenzuola d’Arda

Per vincere la sfida, Mario Pavesi si allea con l'architetto Angelo Bianchetti. Insieme, i due firmano alcune delle strutture più iconiche del modernismo italiano. Nel 1958 inaugurano la celebre "Piramide" di Villoresi Ovest sulla Milano-Laghi, una struttura circolare sormontata da tre enormi archi bianchi che la rivista americana Life celebrerà come il simbolo della modernità europea.

Ma il vero capolavoro, l'intuizione che cambierà la storia della viabilità, arriva il 23 dicembre 1959 con l'inaugurazione dell'Autogrill di Fiorenzuola d'Arda, sulla A1.

Bianchetti e Pavesi progettano il primo autogrill "a ponte" d'Europa. Una struttura a scavalco che unisce le due carreggiate autostradali. L'idea è geniale dal punto di vista economico (un solo personale e un'unica cucina per servire entrambe le direzioni di marcia) ma è soprattutto un'esperienza totalizzante per l'epoca: cenare al ristorante guardando il flusso delle auto sfrecciare sotto i propri piedi diventa il brivido del progresso, il manifesto visivo del Boom Economico.

Più di un'area di sosta: un pezzo di cultura italiana

Negli anni '70, la crisi petrolifera e il cambio delle abitudini portano alla fusione dei marchi storici sotto l'egida pubblica della SME, dando vita al marchio unico Autogrill che conosciamo oggi.

Ma l'eredità di Mario Pavesi è rimasta intatta nel DNA degli italiani. L'Autogrill del passato è stato il luogo dove si scoprivano prodotti introvabili nei negozi di paese, dove i bambini venivano ipnotizzati dai "gondoloni" carichi di dolciumi e dove è nato l'immaginario del viaggio on the road all'italiana.

Oggi molti di quei ponti storici sono stati rimodernati o ricostruiti in chiave green, ma ogni volta che accostiamo in corsia di decelerazione, stiamo ancora entrando nel sogno futuristico di un produttore di biscotti di Novara.