Una breve presentazione personale

Sono torinese e avvocato da oltre trent'anni, con uno studio che si affaccia su Piazza Solferino, nel capoluogo piemontese. Sono sposato con Cristina e ho due figlie, Carolina e Charlotte. Mio padre era magistrato di Corte di Cassazione con funzioni di Presidente della Corte d’Appello di Torino.

La mia mamma è morta quando avevo undici anni; da quel momento ho iniziato a frequentare i miei cugini, che erano tifosi del Torino, e mi hanno portato allo stadio a vedere la squadra granata. Era il 1975, l'anno in cui il Toro ha rivinto lo scudetto dopo 27 anni dalla tragedia di Superga. La mia flebile juventinità è stata completamente cancellata, ma il vero animo granata – inteso come un profondo sentimento anti-juventino – è nato l'anno successivo, durante un derby, dopo un durissimo scontro del piede del bianconero Romeo Benetti contro il ginocchio del portiere granata Luciano Castellini. Ero in curva Maratona e quell'urlo tremendo mi ha trafitto il cuore.

Ho vissuto da tifoso i migliori anni del Torino del dopo Superga fino all'era del Presidente Gian Mauro Borsano, con la sfortunata finale di Coppa UEFA persa contro l’Ajax. Quando Borsano ha tradito i tifosi vendendo Gianluigi Lentini al Milan di Berlusconi (nonostante le promesse fatte all'inizio della campagna abbonamenti), ho assistito come difensore un mio amico che pretendeva il rimborso del prezzo dell’abbonamento appena acquistato. Il Giudice Conciliatore di Torino ha rigettato la domanda, ma la Corte Suprema di Cassazione ha accolto il mio ricorso, annullando la sentenza e costringendo il Torino a rimborsare il tifoso. La notizia ha avuto rilevanza nazionale e nel 1993 ho scritto su questo caso il pamphlet “In nome del Popolo Granata”, che analizza le ragioni in diritto di quella pretesa. Nel 2005, da piccolo azionista, sono stato l'unico a oppormi alla richiesta di liquidazione della storica società granata proposta da Francesco Ciminelli.

Oggi, purtroppo, ritengo che il vero Torino non esista più a causa della gestione dell'attuale presidente Urbano Cairo, che ci ha relegati a una "immortale inesistenza" senza uno stadio di proprietà o un centro di allenamento per i giovani. Sotto la nostra apparente indifferenza, la fiamma granata è però sempre viva. Lancio quindi un appello a Giancarlo Devasini, proprietario di Tether: è torinese, è l'uomo più ricco d'Italia secondo Forbes ed è uno juventino a cui John Elkann ha negato l’acquisto della Juventus. Si prenda il Torino e lo porti a vincere nel mondo!

Il racconto di Natalino Fossati e il libro “Alla Juve mai”

Nel 2025, insieme all’amica e giornalista di Mediaset Silvia Vada, ho scritto il libro “Alla Juve Mai – Vita granata di Natalino Fossati”. Si tratta di una storia romanzata del calciatore alessandrino che, nel secondo dopoguerra, desiderava ardentemente diventare un giocatore professionista del Torino, la sua squadra del cuore.

Il libro racconta l’incredibile percorso di Fossati in un periodo in cui nel suo paese, Mandrogne, non c’erano neanche i telefoni. Parla soprattutto dell’amore viscerale che noi tifosi del Torino proviamo per la nostra squadra. Natalino, a soli tredici anni, ha avuto la forza di resistere alle lusinghe degli osservatori della Juventus per scrivere direttamente al suo Torino. Convocato al Filadelfia dall'avvocato Cozzolino per un provino, Fossati non è più rientrato al suo paese ed è diventato uno dei giocatori con più presenze nella storia della squadra granata.

Il volume è ricco di aneddoti che riconducono sempre all’amore profondo del giocatore per la maglia, un sentimento in cui ogni tifoso può rispecchiarsi. Il libro ha partecipato al Premio Bancarella Sport 2026 ed è stata un'enorme soddisfazione vederlo selezionato come semifinalista, essendo l’unica opera autoprodotta in gara tra quelle delle maggiori case editrici. Essere stato sia scrittore che editore – curando la grafica, la copertina e il titolo – è stata un'esperienza incredibile che mi ha permesso di cristallizzare emozioni profonde.

Il ruolo da dirigente nel settore giovanile del Torino

Grazie alla notorietà ottenuta con la causa del rimborso degli abbonamenti, ho conosciuto approfonditamente tutto l’ambiente societario. Dal 1996 al 2010 sono stato dirigente del Torino Calcio 1906, occupandomi inizialmente della squadra dei Giovanissimi Nazionali – con cui siamo diventati Campioni d’Italia nel 2000 sotto la guida dell'allenatore Giacomo Ferri – e in seguito della squadra Primavera.

Dal 2005 al 2010 ho ricoperto nuovamente il ruolo di dirigente della Primavera per il risorto Torino FC di Urbano Cairo. Rappresentare ufficialmente la società per cui ho sempre tifato, accompagnando i giovani calciatori nel percorso per diventare professionisti e futuri campioni, è stata un’esperienza incredibile e indimenticabile.

Piatto preferito

Risotto allo champagne come lo cucino io è top!

Vino o liquore preferito

Rum, Rhum, Ron di qualità.